Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Che idea! Che affare!

Il Trasferimento tecnologico è la terza “missione” dell’università, assieme a didattica e ricerca; il suo scopo è portare nella società, territorio e industria i risultati della ricerca universitaria. Ne parliamo con Elena Pavan, responsabile del Servizio di Trasferimento di tecnologia dell’Università di Padova che ci illustra come il trasferimento tecnologico si esprima attraverso numerose attività quali la cessione di brevetti, la creazione di spin-off, l’offerta di competenze e know-how alle imprese e l’organizzazione di business plan competition per diffondere l’imprenditorialità, specie fra chi vuole iniziare. Senza dimenticare poi la realizzazione di eventi divulgativi, fondamentali per ottenere consenso fra il pubblico per questa attività dell’Università.

Il Servizio di Trasferimento di tecnologia qui a Padova ha una lunga storia. Viene istituito nel 2001, tra i primi in Italia, e da allora raccoglie una media di 15-18 domande di brevetti all’anno provenienti soprattutto dai Dipartimenti di Ingegneria, Fisica e dalla cosiddetta Life Science: Biologia, Chimica, Scienze del Farmaco e Medicina.

A cosa serva depositare un brevetto può essere riassunto in una parola: valorizzazione. Valorizzare la proprietà intellettuale è uno degli obbiettivi fondamentali dell’università e si può ottenere concedendo il brevetto o vendendolo ad aziende e soggetti diversi che potranno magari estenderlo ai Paesi di loro interesse. Ma l’Università può anche impegnarsi nel creare assieme ai ricercatori degli spin-off. Dal 2001 ad oggi l’ateneo patavino ha contribuito alla realizzazione di 60 spin-off, 46 dei quali sono ancora attivi.

Nonostante ciò, un po’ perché gli universitari continuano a considerare prioritarie didattica e ricerca, un po’ perché c’è una scarsa recettività da parte delle imprese del territorio, si fatica ancora a valorizzare come si vorrebbe i risultati delle ricerche universitarie.

trasfferimento università industria

 

Una buona opportunità di dialogo, come ci riporta la dottoressa Pavan, viene offerta dall’estero, dove si creano interessanti occasioni di confronto e collaborazione con le università, i centri di ricerca e le aziende private. Crescono ad esempio i contatti con le multinazionali del farmaco, come GlaxoSmithKline, che chiedono all’università patavina innovazioni scientifiche da poter convertire in nuove opportunità di business.

Ma anche il supporto della cittadinanza è fondamentale per il sostegno e la diffusione della ricerca universitaria. E il Servizio di Trasferimento di tecnologia l’ha ben chiaro, tanto da prendere parte anche quest’anno all’organizzazione della Notte dei Ricercatori, prevista per la serata del 30 settembre prossimo, in coincidenza con gli Open Innovation Days. Sarà un incontro aperto a tutta la cittadinanza per avvicinare in modo divertente il pubblico al mondo della ricerca e i giovani alla carriera universitaria. Una nuova occasione, dopo il Galileo Festival dello scorso maggio, per cercare di far capire il ruolo dell’ateneo patavino nel territorio.

di Ezzuela Zarantonello, @ezzuela