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Cambiamento climatico, muffe e opere d’arte

È arrivata l’estate, si avvicendano giornate calde e afose e forti piogge che sembrano sempre più forti di quelle dell’anno precedente. Il pensiero corre, giusto o sbagliato che sia, al riscaldamento globale e si invoca il cambiamento del clima rispetto a quello di “una volta”. Non siamo però le uniche vittime: anche le nostre opere d’arte devono subire un notevole carico di stress per colpa sua. Se la Gioconda, la Sfinge e la Venere di Milo potessero parlare, probabilmente si lamenterebbero tanto quanto noi.

Come reagisce infatti a questo stato di cose il patrimonio culturale? Lo abbiamo chiesto al Professor Dario Camuffo, studioso di fisica dell’atmosfera, esperto di clima e conservazione dei beni culturali e per anni dirigente di ricerca presso il CNR, Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (ISAC), sezione di Padova. È la persona giusta per parlarne, dato che nei suoi numerosi incarichi, svolti in veste di esperto dell’UNESCO e della Commissione Europea, ha studiato a fondo importanti capolavori, tra cui la Sfinge e le Piramidi di Giza, la Cappella degli Scrovegni, la Galleria degli Uffizi, il Museo del Louvre. Con il suo team di ricerca a Padova studia e sviluppa nuove metodologie per valutare, prevenire e mitigare i processi di degrado dei beni culturali.

Ci illustra Climate for Culture, un importante progetto europeo a cui lavorano anche a Padova. Il progetto ha coinvolto ben 40 istituti in tutta Europa e ha elaborato l’Atlante più avanzato in termini di cambiamento climatico e valutazione del rischio di danno al patrimonio culturale.Dallo studio diretto di centinaia di edifici, monumenti ed opere dei più disparati materiali, distribuiti su tutta l’area europea, sono stati sviluppati modelli fisici e matematici che hanno permesso di fare previsioni a lungo termine. Come risultato, sono state realizzate ben 55,560 mappe europee dettagliate, che forniscono un quadro globale degli scenari di rischio fino al 2100.

Le mappe prendono in considerazione sia le condizioni climatiche esterne (outdoor), sia quelle all’interno degli edifici (indoor). Che fossero a rischio le opere all’aperto, è un fatto abbastanza ovvio e risaputo. La novità importante che emerge dallo studio è la valutazione del danno per le opere custodite entro musei e palazzi.I fattori critici che insidiano il nostro patrimonio artistico e che sono stati mappati sono molteplici: si va dal più ovvio, la temperatura, agli effetti secondari collaterali.

Ma andiamo con ordine. Si prevede che entro il 2100 la temperatura indoor aumenterà di un valore compreso tra 1 e 3 °C, un dato enorme, accompagnato anche da un incremento di umidità. Umidità e temperature crescenti colpiranno soprattutto legno e carta, i materiali più delicati. Notizie disastrose soprattutto per la carta, che vedrà ridursi inesorabilmente l’aspettativa di vita, con enorme rammarico per il prezioso patrimonio librario custodito nelle nostre biblioteche. La colpa è soprattutto delle muffe, che si formano quando l’umidità supera certi livelli critici, e non risparmiano neppure la pietra e l’intonaco. Un ulteriore effetto indesiderato da non sottovalutare è rappresentato dalla scomoda presenza degli insetti. Il clima più caldo e umido favorirà il proliferare di tarli e tarme, che potranno attaccare il legno e i tessuti. E non si salva proprio nessuno: perfino il cemento è a rischio. La colpa è di due suoi contaminanti particolarmente insidiosi che rispondono in modo diverso a certe condizioni di umidità e temperatura. Si tratta di thenardite e mirabilite, due minerali capaci, rispettivamente, di assorbire e rilasciare l’acqua. Con conseguenze devastanti per il cemento, che si stacca a pezzi, mettendo a repentaglio l’incolumità delle persone.

Per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e conservare al meglio le opere d’arte custodite negli ambienti interni, sarà necessario controllare le condizioni indoor di temperatura e umidità. Visto il loro trend crescente, nel futuro si risparmierà energia per riscaldare e umidificare gli ambienti, ma in compenso si spenderà di più per raffreddarli e deumidificarli. Facendo i conti, il bilancio energetico netto tra spesa e guadagno sarà in perdita. Certo, le conclusioni dello studio europeo non sono rassicuranti, ma almeno ci preparano a fronteggiare in modo adeguato i rischi di degrado e a pianificare per tempo opportune strategie di intervento. Per fortuna, possiamo disporre delle più moderne e sofisticate tecnologie per controllare il clima indoor.

Se si riuscirà a mitigare questi effetti le nostre opere d’arte sono al sicuro ele generazioni future godranno del nostro piacere davanti ai capolavori dell’arte, contemplandoli nelle fattezze volute dai loro creatori.   E se è vero che alla lunga la goccia scava la pietra, com’è risaputo, almeno possiamo provare a fare in modo che la Venere di Milo non soffra di reumatismi. di Nabila Rassifi, @NabilaRassifi

venere di milo